
L'Unione Sovietica, il grande Stato comunista nato nel 1922, cessò di esistere alla fine del 1991. Al suo posto nacquero quindici Stati indipendenti, tra cui la Russia, l'Ucraina, la Bielorussia, il Kazakistan e i paesi baltici.
La fine dell'URSS chiuse definitivamente la guerra fredda.
1La crisi del sistema sovietico

Negli anni Settanta e Ottanta l'economia sovietica, pianificata dallo Stato, era in stagnazione: mancavano beni di consumo, la tecnologia era arretrata e le spese militari enormi. La guerra in Afghanistan (1979-1989) costò molte vite e risorse. La mancanza di libertà generava sfiducia.
2Le riforme di Gorbačëv

Nel 1985 divenne segretario del Partito comunista Michail Gorbačëv, che avviò la perestrojka ("ricostruzione"), per riformare l'economia, e la glasnost ("trasparenza"), che permetteva maggiore libertà di parola e di stampa. In politica estera firmò accordi con gli Stati Uniti per ridurre le armi nucleari e non intervenne quando i paesi dell'Europa orientale abbandonarono il comunismo, nel 1989.
3La fine dell'URSS

Le riforme non risolsero la crisi economica e incoraggiarono le repubbliche dell'Unione a chiedere l'indipendenza, a cominciare dai paesi baltici. Nell'agosto 1991 un tentativo di colpo di Stato dei comunisti conservatori fallì, anche grazie alla resistenza guidata da Boris Eltsin, presidente della Russia.
Nel dicembre 1991 le repubbliche dichiararono la fine dell'Unione; il 25 dicembre Gorbačëv si dimise e la bandiera sovietica fu ammainata dal Cremlino.
4Dopo il 1991

La Russia e gli altri nuovi Stati attraversarono anni difficili, con una grave crisi economica e conflitti in alcune regioni. Diversi paesi dell'Europa orientale entrarono in seguito nella NATO e nell'Unione europea.
Testo originale di Viaggio nella Storia,
licenza CC BY 4.0.
Immagini da Wikimedia Commons: autore e licenza nelle didascalie.
Per approfondire: la voce «Dissoluzione dell'Unione Sovietica» di Wikipedia.
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