
La marcia su Roma fu la manifestazione armata con cui, alla fine di ottobre del 1922, migliaia di militanti fascisti si diressero verso la capitale per costringere il governo a cedere il potere a Benito Mussolini. Il 30 ottobre il re Vittorio Emanuele III affidò a Mussolini l'incarico di formare il governo.
Fu l'inizio della dittatura fascista in Italia.
1Il contesto

Nel 1922 lo Stato liberale era debole: i governi cambiavano spesso e non riuscivano a fermare le violenze delle squadre fasciste, che controllavano di fatto molte città e campagne. Industriali, agrari e parte della borghesia vedevano nel fascismo una difesa contro il socialismo.
2La marcia

Il 24 ottobre, a Napoli, durante un raduno fascista, fu decisa la marcia. Il 27 e 28 ottobre colonne di camicie nere, in gran parte male armate, occuparono edifici pubblici in diverse città e si concentrarono intorno a Roma. Mussolini restava a Milano, pronto a fuggire in Svizzera se l'operazione fosse fallita.
3La scelta del re

Il governo guidato da Luigi Facta chiese al re di firmare lo stato d'assedio, che avrebbe permesso all'esercito di disperdere facilmente i fascisti. Vittorio Emanuele III rifiutò. Le ragioni di questa decisione sono ancora discusse: forse il timore di una guerra civile, la sfiducia verso i politici liberali, la simpatia di parte dell'esercito per il fascismo.
4Mussolini al governo

Il 29 ottobre il re chiamò Mussolini, che arrivò a Roma in treno e il 30 ottobre ricevette l'incarico. Le camicie nere sfilarono poi per la città. Il primo governo Mussolini comprendeva anche liberali e cattolici, ma nel giro di pochi anni il fascismo eliminò ogni opposizione.
Testo originale di Viaggio nella Storia,
licenza CC BY 4.0.
Immagini da Wikimedia Commons: autore e licenza nelle didascalie.
Per approfondire: la voce «Marcia su Roma» di Wikipedia.
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