
Il Regno d'Italia fu proclamato ufficialmente il 17 marzo 1861 dal primo Parlamento italiano, riunito a Torino. Vittorio Emanuele II, già re di Sardegna, assunse il titolo di "re d'Italia per grazia di Dio e volontà della nazione".
Il 17 marzo è ricordato come anniversario dell'Unità d'Italia.
1Un nuovo Stato

Il nuovo regno comprendeva quasi tutta la penisola, tranne il Veneto, ancora austriaco, il Lazio con Roma, governato dal papa, e il Trentino e la Venezia Giulia. Torino fu la prima capitale; nel 1865 la capitale fu trasferita a Firenze e nel 1871 a Roma.
Lo Statuto Albertino, la costituzione del Regno di Sardegna, fu esteso a tutta l'Italia.
2Uno Stato centralizzato

La classe dirigente, formata soprattutto da liberali moderati della Destra storica, scelse di governare il paese in modo accentrato: le leggi, l'amministrazione e il sistema fiscale del Piemonte furono estesi a tutte le regioni, governate da prefetti nominati dal governo. Si unificarono la moneta, la lira, i pesi e le misure.
3I problemi del nuovo Stato

L'Italia unita aveva circa 22 milioni di abitanti, in maggioranza contadini, e quasi l'80% della popolazione era analfabeta. La lingua italiana era parlata da una piccola minoranza: la maggior parte della popolazione usava i dialetti. Le ferrovie erano poche e le differenze economiche tra Nord e Sud erano profonde.
Il diritto di voto era riservato a pochi: votava circa il 2% della popolazione, cioè gli uomini che sapevano leggere e pagavano un certo livello di tasse.
4Le questioni aperte

Restavano da risolvere la "questione romana", cioè il rapporto con il papa e la conquista di Roma, e la "questione meridionale", legata all'arretratezza e alle difficoltà del Mezzogiorno, dove scoppiò il brigantaggio.
Testo originale di Viaggio nella Storia,
licenza CC BY 4.0.
Immagini da Wikimedia Commons: autore e licenza nelle didascalie.
Per approfondire: la voce «Proclamazione del Regno d'Italia» di Wikipedia.
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