
La lotta per le investiture fu un conflitto tra il papato e il Sacro Romano Impero, combattuto tra la metà dell'XI e l'inizio del XII secolo. In discussione c'era chi avesse il diritto di nominare i vescovi: il papa o l'imperatore.
Lo scontro si concluse nel 1122 con il concordato di Worms, ma la rivalità tra papato e impero continuò ancora a lungo.
1Perché i vescovi erano così importanti

Nel Medioevo i vescovi non erano solo guide religiose: spesso governavano città e territori ed erano vassalli dell'imperatore, a cui dovevano fedeltà e aiuto militare. Per questo gli imperatori volevano sceglierli personalmente e li "investivano" del loro incarico.
Questo sistema favoriva però la corruzione: le cariche ecclesiastiche venivano talvolta vendute (simonia) e molti religiosi vivevano come signori laici.
2La riforma della Chiesa

Un movimento di riforma, partito anche dal monastero di Cluny, chiese una Chiesa libera dal potere dei laici. Papa Gregorio VII, con un documento noto come Dictatus papae, affermò la superiorità del papa su ogni potere terreno e vietò ai laici di investire i vescovi.
3Canossa

L'imperatore Enrico IV si oppose e dichiarò deposto il papa; Gregorio VII rispose scomunicandolo. Molti principi tedeschi abbandonarono l'imperatore, che nel gennaio 1077 si recò al castello di Canossa, ospite della contessa Matilde, e attese per tre giorni nella neve il perdono del papa. Ancora oggi "andare a Canossa" significa umiliarsi e chiedere perdono.
4Il concordato di Worms

Dopo anni di lotte, nel 1122 papa Callisto II e l'imperatore Enrico V firmarono il concordato di Worms: il papa avrebbe conferito ai vescovi il potere spirituale, l'imperatore quello temporale, legato alle terre e ai diritti feudali.
Testo originale di Viaggio nella Storia,
licenza CC BY 4.0.
Immagini da Wikimedia Commons: autore e licenza nelle didascalie.
Per approfondire: la voce «Lotta per le investiture» di Wikipedia.
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