
Il Comune fu una forma di autogoverno delle città che si sviluppò in Europa, e in particolare nell'Italia centro-settentrionale, a partire dall'XI secolo. I cittadini, soprattutto mercanti, artigiani e piccoli nobili, si unirono per amministrare da sé la città, liberandosi dal controllo dei vescovi e dei signori feudali.
L'età comunale fu un periodo di grande vivacità economica, politica e culturale.
1Come nacquero i Comuni

Con la ripresa dei commerci le città si arricchirono e i loro abitanti, i borghesi, vollero governare da soli i propri interessi. Si unirono con un giuramento reciproco e ottennero, con accordi o con la forza, il diritto di eleggere i propri magistrati, fare leggi, riscuotere tasse e battere moneta.
2Il governo del Comune

All'inizio il Comune era guidato dai consoli, eletti tra le famiglie più importanti, e da un'assemblea dei cittadini, l'arengo. Le lotte tra le famiglie spinsero molti Comuni ad affidare il governo a un podestà, un magistrato forestiero, considerato imparziale, che restava in carica un anno.
Nel XIII secolo i ceti mercantili e artigiani, il "popolo", organizzati nelle arti, ottennero un ruolo sempre più importante, con il capitano del popolo.
3Comuni e Impero

I Comuni italiani appartenevano formalmente al Sacro Romano Impero. Quando l'imperatore Federico Barbarossa cercò di riaffermare i suoi diritti, molti Comuni si unirono nella Lega lombarda e lo sconfissero a Legnano nel 1176.
4Dalle lotte alle Signorie

La vita dei Comuni era agitata da conflitti continui: tra famiglie, tra guelfi (sostenitori del papa) e ghibellini (sostenitori dell'imperatore), tra Comuni vicini. Per porre fine ai disordini, molte città tra XIII e XIV secolo affidarono il potere a un solo signore: nacquero così le Signorie.
Testo originale di Viaggio nella Storia,
licenza CC BY 4.0.
Immagini da Wikimedia Commons: autore e licenza nelle didascalie.
Per approfondire: la voce «Età comunale» di Wikipedia.
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