
L'età giolittiana è il periodo della storia italiana che va all'incirca dal 1901 al 1914, dominato dalla figura di Giovanni Giolitti, più volte presidente del Consiglio. Fu un periodo di sviluppo economico e di riforme, in cui lo Stato cercò di includere nella vita politica le masse popolari.
1Giolitti e il dialogo

Giolitti, politico liberale, pensava che lo Stato non dovesse reprimere gli scioperi con la forza, ma restare neutrale nei conflitti tra lavoratori e imprenditori. Cercò il dialogo con i socialisti moderati, guidati da Filippo Turati, e più tardi con i cattolici.
2Lo sviluppo economico

In questi anni l'Italia conobbe il suo primo vero decollo industriale, soprattutto nel "triangolo" Milano-Torino-Genova: crebbero le industrie siderurgiche, meccaniche, chimiche ed elettriche. Nel 1899 era nata a Torino la FIAT. Le ferrovie furono nazionalizzate.
Il Sud, però, rimase molto più povero, e milioni di italiani emigrarono, soprattutto verso le Americhe.
3Le riforme

Furono approvate leggi per tutelare il lavoro delle donne e dei bambini, istituito un fondo per la vecchiaia degli operai e l'Istituto nazionale delle assicurazioni. Nel 1912 una riforma elettorale concesse il voto a quasi tutti gli uomini adulti: era il suffragio universale maschile, mentre le donne restavano escluse.
4La guerra di Libia
Nel 1911-1912 l'Italia combatté contro l'Impero ottomano e conquistò la Libia. Nel 1913 Giolitti si accordò con i cattolici (patto Gentiloni) per le elezioni.
5Le critiche
Giolitti fu criticato per l'uso di pratiche clientelari e per il controllo delle elezioni nel Mezzogiorno. Lo storico Gaetano Salvemini lo chiamò "ministro della malavita". Con lo scoppio della Prima guerra mondiale la sua stagione si chiuse.
Testo originale di Viaggio nella Storia,
licenza CC BY 4.0.
Immagini da Wikimedia Commons: autore e licenza nelle didascalie.
Per approfondire: la voce «Età giolittiana» di Wikipedia.
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